PILLOLE DI VIAGGI – Blog di Giuliana Bencovich


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1,2, … , 5 VOLTE!

Gennaio 2011, siamo al termine del nostro trek al Semien (Etiopia) ed oggi abbiamo visitato una chiesa nei dintorni di Lalibela, chiesa racchiusa in una grotta e particolarmente affascinante. Il nostro viaggio ci ha fatto partecipare anche al Timkat di Gondar, una delle più interessanti e più seguite feste religiose etiopi.

Dopo domani torneremo in Italia, stiamo percorrendo una strada non asfaltata buona per tornare in albergo, siamo due Toyota ed io sono nella prima. Improvvisamente un pastore si butta in mezzo alla strada forse per chiedere un passaggio, l’autista sterza d’ìstinto, una ruota finisce fuori dalla carreggiata ed il mezzo comincia ad andare giù dalla scarpata per poi ribaltarsi 1, 2, 3, 4 … 5 volte. Sono momenti interminabili nei quali ad ogni ribaltamento mi aspetto che una lamiera mi perfori da qualche parte. Nessuno fiata mentre la nostra auto si capovolge ancora, ancora ed ancora…. Poi ci fermiamo, siamo poggiati sul tetto, la conta ci dice che tutti rispondono e piano piano usciamo carponi dal lunotto posteriore infranto. Il roll bar ci ha salvato!

Quelli dell’altra macchina, che da dietro hanno visto tutto, corrono giù dalla collina, ma stiamo tutti abbastanza bene anche se un pò scioccati; con terrore guardiamo a circa 20 m il burrone profondo 200 m che si apre sotto di noi. Il satellitare ronza poi prende la linea, comunichiamo l’incidente ad Avventure ed alla Assicurazione che apre la pratica, poi si vedrà. Con la macchina integra gli incidentati si avviano all’ospedale di Lalibela e …. si fora una gomma. Non c’è il crick e dobbiamo chiedere aiuto ad una macchina di passaggio. Finalmente alle 21 siamo in ospedale, i medici vengono richiamati da casa, ci fanno le lastre, visite neurologiche, analisi. Risulta qualche costola incrinata, un leggero trauma cranico, un ginocchio contuso, niente di serio fortunatamente.

Il giorno dopo siamo tutti acciaccati e doloranti, ma diamo ancora un contributo in denaro per l’auto al povero autista che piangente ci viene a bussare alla porta. Partiremo un po’ malconci, aiutati dagli amici sani, le costole incrinate si fanno sentire…

Tornati in Italia le diagnosi sono confermate, qualche giorno di riposo e siamo come nuovi. Non chiediamo neppure il rimborso ad Europassistance poiché il costo di 5 ricoveri ospedalieri con lastre analisi e visite specialistiche è stato di circa 10 Euro totali.

Tutto è Bene quello che finisce Bene!


 

SALTA … ODDIO … SALTA!

Fine gennaio 2015, il viaggio “Balene e Cactus” è ai suoi ultimi giorni e noi siamo sulla costa Sud della California messicana. E’ stato un viaggio per balene; le abbiamo ammirate, carezzate, abbracciate, abbiamo cantato e giocato con loro in un crescendo affascinante. Ci hanno presentato i loro piccoli, portandoli fino al bordo della barca e molte volte ci hanno girato attorno a curiosare. Spesso ci siamo anche guardate negli occhi.

Oggi però il tempo è veramente brutto, già dal mattino piove a tratti e c’è un forte vento. Abbiamo pianificato una gita per mare oggi, ma, anche se ora è uscito il sole, il mare è mosso e molti rinunciano; rimaniamo solo in tre a sfidare le onde su di un gozzetto piccolo e traballante. Ci avviamo così verso il largo a vedere le foche, cercando le aquile di mare, ma poi all’orizzonte ci sembra di vedere una coda; si è una coda, anzi sono due code, e via a tutto gas verso di loro!  

Ma che fa … si alza sulla coda, esce dall’acqua e da una gran schienata sul mare … e noi riceviamo una bella doccia … e quell’altra a ruota un’altra piroetta ed un altro tuffo.

Ma ora sono veramente molto vicine … troppo vicine, ci avranno visto? Non è che ci vorranno saltare sopra o nella foga dei loro giochi abbattersi sulla barca?  Avviandosi verso il mare aperto, fanno a gara a chi salta di più: sono due megattere che giocano nel vento felici e dimentiche di tutto.

Noi fradice di acqua salata, con le macchine foto semi allagate, torniamo verso terra un po’ rintronate e siamo accolte dai nostri amici così: “ve lo avevamo detto che non era giornata, sarebbe stato meglio non andare”.  Ma uno spettacolo così valeva ben una sacrosanta bagnata!


 

MA IL RIFUGIO DOV’E’?

Siamo sulle slitte da questa mattina e sta venendo tardi, i cani sono stanchi ed affamati, ma finalmente al tramonto sbuchiamo sulla cresta del fiordo in vista del ghiacciaio Eqi Sermia e per arrivare ci aspetta solo una discesa.

Ma il rifugio dov’è?

Neels, il capo delle guide, guarda giù perplesso e sembra non riconoscere i posti: la distesa di un bianco accecante scende ripida sul fiordo, ma di casette neppure l’ombra. Non ci resta che buttarci verso il mare in una volata pazzesca con i cani dietro a frenare le slitte. Il tramonto è veloce ed il buio ci sorprende tra i massi di ghiaccio sconnessi del fiordo con i cani esausti che si rifiutano di avanzare. Gli sballottamenti sono ora tremendi, non vediamo nulla, è oramai buio pesto, però dobbiamo inoltrarci nel fiordo poichè Neels si e accorto che siamo sbucati troppo ad Ovest ed il rifugio dovrebbe essere più avanti.

Il problema è che è luna nuova, quindi buio totale, e noi abbiamo solo delle scarse luci frontali; per vedere la strada ci vorrebbero ben altre lampade… Ma improvvisamente sorgono all’orizzonte dei bagliori, strisce luminose verdi compaiono nel cielo e si muovono, danzano, si avviluppano sopra di noi. Non siamo più preoccupati poiché troppo indaffarati a guardare in alto incantati dalla più bella Aurora del viaggio che si muove in lente volute sfumate di verde, ma anche rosa, giallo e violetto.

Non ci accorgiamo neppure che siamo arrivati a quello che oramai è un rifugio semidistrutto di una spedizione francese di alcuni anni fa. Mentre i musher danno da mangiare ai cani noi prepariamo un intruglio con pezzi di Karibù, Alibut ed alcune patate.

Sono le 23.30 e mai una minestra ci è sembrata così buona!    Da un “Gronland Slitta”, Marzo 2009


 

TIBETAN SPA

E’ da circa 15 gg. che siamo in viaggio e le docce sono state poche. A parte i primi giorni, nel Tibet classico, in cui gli alberghi erano più che belli poi, quando siamo arrivati ben lontani dalla capitale Lhasa, i nostri alloggi sono diventati delle modestissime guest house con bagni comuni e docce inesistenti. E’ il Giugno 2016 ed il viaggio è “Kailash ed oltre – Toling Tsaparang”, un itinerario che in 32 giorni visita tutto il Tibet con un percorso circolare affrontando prima la strada classica a Sud a ridosso del Nepal e poi rientrando a Lhasa dalla strada a Nord a ridosso dello Xinjiang.

Siamo impolverati e sporchi, ne veniamo dalla Kora del monte Kailash, il clima, siamo sempre tra i 4000 e 5000 m, è molto freddo ed, anche se la giornata è soleggiata, indossiamo sempre la nostra fedele enorme giacca di piuma.

Il monastero di Tirthapuri si erge maestoso in una valle desolata con i suoi grandi edifici bianchi e rossi e gli immensi muri Mani adorni di corna, ma un vento gelido soffia implacabile ed a lato del monastero … ci hanno parlato di terme, di sorgenti calde … La nostra guida prova a chiedere e si, è possibile visitare le terme, c’è anche un custode, asciugamani e sapone …

Le vasche sono tinozze di legno e l’acqua è in vero ustionante tanto che dobbiamo mescolarla con la fredda. Dopo il bagno si può andare in una stanza “tutto vetri” dove non si sente il vento freddo ed il sole rende l’ambiente quasi troppo caldo. I capelli si asciugano in un baleno e la pelle, levigata dal bagno termale, resta morbidissima.

Usciamo che il tempo si è messo al brutto e sta quasi per nevicare.


 

QUEL MIRAGGIO ALLE HAWAII
 
E’ il Novembre del 2010, con un gruppetto ben agguerrito riusciamo a far partire un “Hawaii Natura” allungato e stiamo percorrendo il famoso “Kalalau trail” nell’isola di Kauai.

Ci siamo prenotati 5 mesi prima poiché il trek è a numero chiuso e sono ammessi nel Parco solo 20 visitatori al giorno. Abbiamo dovuto portarci dietro, non c’è infatti nessuna forma di supporto logistico, il cibo per 3 gg., i fornelli, le pentole, i piatti, le tende, il sacco a pelo e quindi gli zaini sono molto pesanti. Le tappe poi sono lunghe e faticose poiché il percorso è tutto un saliscendi sulla riva del mare in un ambiente di foresta tropicale rigogliosissima intervallata a spiagge vellutate incontaminate ed assolutamente deserte.

Siamo stanchi e quasi arrivati alla spiaggia finale di Ho’ola falls dove dovrebbe esserci una fantastica cascata che scende in mare … quando all’orizzonte vediamo un vero Miraggio.

– No, non può essere !!! – 

Sono vere arance succosissime e dolci banane appese ad un traliccio e lasciate dai Rangers per i trekkers del parco.

Che meraviglia! Che bontà! Che piacere!


 

MAY I IMPLOVE MY ENGLISH?
Stiamo visitando il Guizhou (Cina) e le sue affascinanti minoranze etniche; è il maggio del 2000. Questa sera riusciamo a sfuggire alla guida ed andare da soli a spasso per la città. Non cè un turista, la cittadina è piccola e di campagna quando improvvisamente un gruppetto di studenti attacca discorso in uno strano inglese dove tutte le “erre” diventano “elle”: May I implove my english?

Sono una classe dei primi anni di liceo che vuole fare pratica e sono entusiasti di aver trovato 4 turisti coi quali conversare ed esercitarsi. Prima devono telefonare a casa per avvisare che tarderanno, poi chiamano entusiasti il loro professore, infine ci vogliono trascinare in un localino a gustare i piatti locali. Sono una infinità di piattini minuscoli e gustosi e le portate non finiscono mai.

Di nascosto vado a pagare e scopro che il pasto di una intera classe (circa 30 alunni) più 4 stranieri costa solo 20 000 lire. Ma non è ancora finita poiché dobbiamo andare dal fotografo a fare le foto di gruppo da mostrare domani a tutta la scuola.

Al mattino grande lavata di capo dalla nostra guida che, scoperta la nostra assenza, già ci vedeva accoltellati in un vicolo. Alla reception troviamo microscopiche teiere e tazzine lasciate dagli studenti per noi accompagnate da simpatici bigliettini di saluto rigorosamente in perfetto inglese.

 


 

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2 Risposte

  1. MASSIMO RIGATO ha detto:

    Bellissimi racconti Giuliana…. Speriamo di poter tornare a viaggiare al più presto…..A presto

    • Giuliana Bencovich ha detto:

      Grazie Massimo, possiamo rimanere in contatto su questo Blog e SPERARE … SPERARE. Comunque le “Pillole” aumenteranno mano a mano che sorgeranno nei miei ricordi

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