PILLOLE DI VIAGGI – Blog di Ettore Rivanera


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ADEN ….. 9 Dic  1991
La calda, giornata era trascorsa veloce immersi nelle numerose visite e nell’ammirare i meravigliosi paesaggi yemeniti, dopo 

la sosta a Crater, di fatto la città vecchia di Aden, ci spostiamo in direzione di Al Mukalla.

12 Km ad est di Aden incappiamo in un posto di blocco della polizia. Non ci fanno proseguire adducendo come scusa la mancanza di uno “Special Permit”, procedura a detta loro in vigore da una settimana onda lunghissima delle leggi e procedure emanate dopo la fine guerra civile tra Yemen del Nord e Repubblica Socialista dello Yemen del Sud che ha portato all’unificazione della nazione nel maggio del 1990, ma con malcelati malcontenti da entrambe le fazioni.

Inizio una “pacata” discussione con l’ufficiale in comando ma non si passa anzi secondo il militare abbiamo/ho commesso un reato!! pertanto con due autisti ed un soldato di scorta sono costretto al rientro ad Aden mentre i 17 componenti il gruppo rimangono fermi al posto di blocco. A Aden staziono per 2 ore in uno squallido ufficio di polizia in attesa del permesso che non arriva e dello svolgersi degli eventi. Sono interrogato in una stanza dotata di robuste sbarre alle finestre, un autista mi dice sottovoce che sono stato arrestato!!. Ascolto preoccupato varie telefonate comprendendo solamente il mio nome poi improvvisamente e fortunatamente la situazione sembra sboccarsi, vengo trasferito al “Ministero del Turismo” situato a Little Aden, 20 Km di distanza ove dopo altre domande, discussioni e attesa di un’altra ora la mia situazione finalmente si chiarisce. Ottengo il ”permit” che consiste in un semplice assenso verbale al proseguimento del viaggio!!! con telefonata di via libera al check point. Al calar della sera, sollevato, mi riunisco al mio preoccupato Gruppo e si riprende il cammino.


 

1986 – PELLEGRINAGGIO AD AMARNATH
Fine Luglio 1986, siamo a metà percorso di un affascinante “Ladakh India”, in rientro a Srinagar nel Kashmir e in procinto di affrontare una delle tappe più suggestive del viaggio.
 
A Baltal, oltrepassata la sbarra di controllo per il senso unico alternato sullo Zoji la, abbandoniamo la Tangajari road percorrendo uno stretto sterrato che ci conduce in località Domail dove campeggiamo sulle sponde del fiume Sindh. Questa sarà la nostra base per il “pellegrinaggio” alla grotta sacra di Amarnath, uno dei più importanti santuari dedicati a Shiva.

Il giorno successivo, appena dopo il nostro risveglio, il campo è “invaso” da una moltitudine vociante di locali che si propongono per il noleggio dei cavalli; nella confusione generale portiamo a buon fine la contrattazione e ci incamminiamo.

ll panorama che ci circonda è selvaggio, il sentiero che percorriamo è ampio, molto scenografico e guadagna rapidamente quota. Attraversiamo piccoli ruscelli e cascatelle formati dai ghiacciai che si sciolgono, lingue di ghiaccio e anche laghetti ghiacciati. La camminata tutto sommato è relativamente facile e si snoda sempre nell’alta e ampia valle glaciale dello Sindh. Alterniamo tratti in sella ai nostri cavalli con altri percorsi a piedi, nei punti più impervi, per far riposare i nostri animali; l’aria è frizzante e il cielo azzurro. Lungo il percorso siamo costantemente attorniati da numerosi pellegrini, che percorrono il sentiero solo con i sandali e con una ciotola per il pasto che viene dispensato in alcune tende allestite lungo l’ascesa. Finalmente, dopo circa 4 ore arriviamo al grande spiazzo in prossimità della grotta sacra, la quota sfiora i 3900 metri. Qui siamo accolti come pellegrini e come tali rifocillati, ci è offerta acqua e un impasto dolce a base di farine, miele e frutta secca.

Ci dirigiamo a piedi al santuario, che si dice che abbia più di 5.000 anni, una cavità naturale della montagna dove, a causa delle infiltrazioni d’acqua, si è formata una “stalagmite di ghiaccio” alta oltre 2 metri e mezzo e larga circa 2, venerata come lingam di Shiva. Shiva che qui svelò il segreto della vita e dove i fedeli sfilano uno ad uno gettando fiori e profumi verso il sacro simbolo. Sadhu seminudi stazionano nei pressi fumando grandi quantità di hashish circondati da bastoncini d’incenso votivi che bruciano numerosi. Essere ad Amarnath significa soprattutto ascoltare canti, preghiere, inni, il nome di Shiva ripetuto e scandito con passione, osservare comitive che si fotografano nella grotta, partecipare ad uno “spettacolo” suggestivo che offre una esperienza eccezionale.

Il tempo è tiranno dobbiamo ridiscendere a valle, sicuramente di questo luogo posto tra il mondo mistico religioso e quello del reale ci rimarranno negli occhi i volti dei pellegrini che vivono la propria ricerca d’illuminazione e salvezza e nella mente la spiritualità e la devozione a tradizioni antichissime


 

YUNNAN, IL RICORDO DEL DR. HO

Nel remoto villaggio di  Baisha, ho incontrato, in occasione dei miei viaggi nello Yunnan coordinando gruppi di AnM, He Shixiu, noto come Dr. Ho.

Il Dr Ho, vero mostro sacro della medicina tradizionale cinese, divennne famoso dopo la pubblicazione, nel 1989, del libro “Che ci faccio qui?” di  Bruce Chatwin e da allora molti viaggiatori hanno visitato Baisha con la speranza di incontralo, continuando così ad alimentarne la fama. 

Il mio primo incontro risale nell’Ottobre del 1994 nel suo laboratorio-clinica-casa, dove in camice bianco e cuffia di lana ci racconta, felice di parlare di sé, della sua passione per la medicina, della sua vita, delle persone che ha curato e ci mostra una moltitudine di lettere di ringraziamento scritte a mano, giornali e riviste consunte con articoli che lo citano. La sua energia è incontenibile.

Otto anni dopo visito nuovamente lo Yunnan, ritorno a Baisha, e ho la fortuna di incontrarlo nuovamente, ha rinnovato casa, ora si percepisce un minimo di ordine. Il medico erborista ci conduce al suo laboratorio/studio dove trascorre molte ore preparando e miscelando le erbe, ci accompagna nel suo orto dove con stupore vedo belle e rigogliose numerose piante di basilico e poi una sala interna dove ha raccolto numerosi premi e fotografie, articoli di giornale incorniciati, biglietti da visita suddivisi in vetrinette dove ritrovo anche il mio, uno dei pochi in bianco e nero, testimonianza del precedente incontro. Orgoglioso il Dr. Ho ci mostra le recensioni che lo riguardano archiviate in album suddivisi per lingua e nazionalità e ovviamente parla del suo lavoro e della sua vita, della “rieducazione” durante la rivoluzione culturale, della sua famiglia e dispensa consigli a tutti. Anche questa volta il tempo trascorre rapidissimo infine ci congediamo con un pò di tristezza da questa figura carismatica.

Il 31 agosto 2018  il Dr Ho, è deceduto nella sua casa di Baisha. Aveva 97 anni.

Mi ricordo una sua frase ” vita semplice, poco stress, ma soprattutto devi provare ad essere felice, l’ottimismo è una medicina potente, questa è una verità”


 

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