2016 Kailash ed oltre

Kailash ed oltre

Alberto, Giuliana, Paolo, Serena, Simona, Stefano

GLI ALTOPIANI DEL NORD

Lasciata Ali, città molto cinese nel profondo Nord/Ovest del Tibet, ci inoltriamo in una pianura lunga circa 1200 Km e di altezza attorno ai 4500 m.: questa è la strada Nord che è stata percorsa per la prima volta dal nostro gruppo in 4 gg.  Nel maggio 2016, la strada è in rifacimento per circa 1000 Km ed il nostro pulmino fatica un po’ …. L’autista Lampi però è molto in gamba e ci fa avanzare, tra camion e schiacciasassi, lentamente, ma in tutta sicurezza.

Questo percorso  del Nord è praticamente privo di popolazione, battuto da venti gelidi, non ha alloggi o possibilità di nutrimento. E’ gioco forza campeggiare ed avere viveri e cucina al seguito. La zona è ricca di antilopi tibetane, caprette blu, gru dal collo nero, oche variopinte, rapaci che volteggiano nel cielo, laghi meravigliosi attorniati da monti coloratissimi e nudi. Il vento sempre teso è freddissimo, l’azzurro del cielo e della miriade di laghi si fondono in sfumature violette, la neve quando il tempo cambia scende  come tormenta in un turbinio di piccolissimi fiocchi che accecano. Abbiamo le Duvet di piuma sempre indosso e quando c’è da andare in bagno sono dolori… Silenzi infiniti ed assordanti, cigolii del nostro pulmino che tuttavia resiste, merende nei prati sotto un sole sfolgorante e gelido, mastini neri come la notte a guardia di rari greggi, cieli più stellati di quelli conosciuti, rari pastori che non si sono mai lavati in vita loro. Noi sperduti in questa immensità un po’ stupiti, un po’ sconvolti, occhi sgranati dalla meraviglia dei panorami ed increduli di vivere questa esperienza.

L’ultimo giorno mettiamo il campo sull’erbetta tenera vicino ad una casa, tra greggi di pecore e yak con cavalli sparsi. Il pomeriggio è bellissimo e caldo, oziamo pigri nella tenda soggiorno sorseggiando tè e mangiando biscottini…..quando improvvisamente diventa tutto nero e si alza un vento pazzesco. Le pecore corrono verso il recinto, noi non riusciamo a tenere in piedi la tenda soggiorno che in un battibaleno è rasa al suolo, la tenda cucina è strappata via e si abbatte sulla testa del cuoco, le nostre tre tendine fremono scosse da una terribile bufera. Comincia subito a nevicare ed a grandinare forte.  Velocemente, sfidando la furia degli elementi, smontiamo tutto, buttiamo tutte le attrezzature sul camion e via….verso il lago Nam a cercare un rifugio in muratura. Arriveremo alle 23, sotto una nevicata epica che durerà fino al mattino dopo.

I GABINETTI ALLA TIBETANA

In Tibet i gabinetti sono un accessorio quasi inutile, infatti a volte non sono neppure previsti.  Ma com’è il vero, autentico gabinetto tibetano?  Possibilmente situato al secondo piano o sopraelevato, è costituito da una piattaforma in legno con buchi rettangolari vicini per consentirne un uso “comunitario di relazione”.  “Facendola” in compagnia infatti si possono fare quattro chiacchiere o consultare il cellulare. Spesso privo di tetto è collocato ben lontano dalle camere per non appestare con la sua puzza la permanenza degli ospiti. Sotto i buchi rettangolari poi è presente una bella montagna di merda più o meno alta che cresce di giorno in giorno. Spesso, essendo tutto aperto ed in zona di venti forti, ha effetto “tubo Venturi” cioè l’orina trascinata da una corrente ascensionale viene spinta verso l’alto da correnti fortissime che innaffiano a tradimento il malcapitato. Anche la carta igienica invece di cadere verso il basso viene espulsa in alto finendo addosso al fruitore del luogo.  Ovviamente non esiste acqua di sorta.

IL SAKA DAWA

Ieri, 20 Maggio 2016, il Sacro Palo Tharboche è stato abbattuto trattenuto da camion e squadre di Fedeli. E’ caduto su di una serie di copertoni ed è stato vegliato tutta la notte. Oggi 21 Maggio noi sei Pellegrini siamo pronti alla partenza per la Sacra Kora, ma prima assisteremo all’innalzamento del Palo adorno di nuove bandierine.

Già dalle prime luci dell’alba la spianata e piena di fedeli che adornano di bandiere colorate i tralicci attorno al Palo. Il Sacro Tharboche non è più di legno come una volta, ma di alluminio, anche qui è arrivata la modernità, ma la antica cerimonia non ha perso il suo valore e la sua autenticità.  Una delegazione di monaci si sistema di fronte alla cappella ed inizia una serie di preghiere e benedizioni, molti sono i fedeli che girano attorno al Palo intessendo lodi e giaculatorie. Molte le donne elegantissime nei loro vestiti di broccato e con bellissimi gioielli, molti gli uomini dai magnifici costumi. Il maestro di cerimonie ed un addetto sistemano i tiranti, i nuovi gruppi di bandierine e verso le 11.30 tutto è pronto per innalzare nuovamente il Santo Tharboche. I camion e le squadre si mettono in tiro ed il palo lentamente sale … non pende, rimane diritto … segnale fausto!   La gioia esplode nella spianata!

Tutti tirano tsampa ed acqua, tsampa per prosperità, acqua per buon augurio. I monaci benedicono i fedeli che in una lunga processione sfilano davanti a loro. Il Palo coloratissimo viene fissato con supporti e la base è rinforzata da una buona dose di sassi. Tutti sono felici, sorridenti, eccitati ! Le famiglie si distribuiscono nel grande prato per un Pic Nic in compagnia, ma la maggior parte è pronta a partire per la Kora.

Una umanità coloratissima si avvia verso la cima della valle ed anche noi afferriamo i nostri zaini accompagnati da un drappello di yak che ci portano il cibo ed i sacchi a pelo pesanti.  18 Km di strada ci aspettano … ma li faremo in buona compagnia!

IL SECONDO GIORNO DELLA KORA

La Guest House da cui si parte, pomposamente chiamata Shishapagma e situata a 5050 m, non prevede gabinetti e tutto attorno ha mucchietti di escrementi. La partenza è fissata tra le 6 e le 7 di mattina, appena siamo pronti. Alle 6 la faccia Nord, di Diamante, del Kailash risplende sotto una luna piena d’argento chiarissima, la luna del Saka Dawa, la più importante festa tibetana della zona del Kailash. La fila di Pellegrini si muove variopinta e variegata, chi a piedi, chi a cavallo, chi in prostrazione totale. Dopo una breve salita si arriva al luogo del Bardo dove tutti lasciano qualche indumento per il periodo tra la morte e la prossima rinascita. Luogo ricco di bandiere e sciarpe di rispetto. Piccola pianura e poi inizia le vera salita, molto ripida e stancante. Chi si siede per un riposino, chi preferisce procedere lentamente senza fermarsi. Dopo la prima erta il costone si spiana un pò in una crestona infinita coperta letteralmente da bandiere di preghiera colorate. Il serpentone dei Pellegrini, cavalli, yak avanza inesorabile con ritmi diversi. Tutti sono sorridenti, felici, leggeri …. TASHI DELEK, SALUTI …. tutti ci salutano.

Al passo ci raccogliamo tutti e sei, le nostre bandierine sventolano nel poco vento, siamo a 5660 m e stiamo per entrare in un’altra vita. Sotto di noi il laghetto sacro splende in uno sfolgorio di sole e ghiaccio, la giornata è stupenda e calda. Le bacchette sono utili nella discesa a rotta di collo ed in poco tempo riguadagnamo la valle a 4800 m.

Il terreno ora procede in leggera discesa in una valle che si apre sempre più ampia nella sua immensa infinità. Sono 11 h che camminiamo, 22 Km e finalmente giungiamo alla Guest House: due stanze di cui una particolarmente fetida, il solito gabinetto “alla tibetana”, stanza soggiorno con sistemazione a terra non ideale per le nostre gambe stanche e legnose. Siamo un po’ rintronati, ma anche felici, un po’ affamati, ma anche appagati …. stanchi direte voi ….. stanchi no !

LE TERME ALLA TIBETANA

In terra tibetana spesso si incontrano acque termali ed in mancanza di una buona doccia, quasi mai reperibile, consiglio di farsi una bella immersione termale per lavar via sudore e polvere.  Dove sono le terme?  Noi ne abbiamo incontrato tre: a Tirtapuri a fine Kora , a Chiu sul lago Manasarovar e sulle rive del lago Nam. Ma sono sicura che ne esistano molte altre, basta domandare.

Le terme sono una tradizione tibetana antica che la organizzazione cinese ha permesso di sfruttare in maniera più moderna  unendo il piacere di un bagno caldo con la necessità di togliersi di dosso polvere e stanchezza. Le vasche sono rigorosamente mastelli di legno che per l’igiene sono rivestiti di volta in volta di un telo di plastica, il sapone non è troppo gradito per ragioni di inquinamento e subito fuori la stanzetta “bagno-termale” c’è una veranda completamente in vetro che il sole riscalda notevolmente tanto da dare una asciugatura rapida sia al corpo che ai capelli. Da grandi rubinetti scende acqua caldissima in cui immergere le membra stanche e stare a mollo per un relax termale. Che bello stare nel mastello, che sensazione di pulito e di pelle levigata si ha dopo, che rilassatezza e tranquillità ci pervade.  Non vi resta che provarle, “Tibet hot springs Spa” e non resterete delusi !

IL REGNO DI GUGE

Di questo posto avevo letto molto, ma non mi aspettavo certo quello che ho trovato. Partiamo da Tirtapuri puliti e lindi dopo essere stati alle terme ed esserci levati di dosso tutto il puzzo ed il sudore della Kora. Dopo un passo sui 5200 m. ecco che davanti a noi si apre un canyon così grande che anche il famoso Grand Canyon americano al confronto scompare. Il fiume Sutlej, uno dei 4 fiumi che nasce dal bacino del Kailash,  ha inciso e scavato il terreno inconsistente creando profondi labirinti di canyon assolutamente scenografici. In mezzo a questo paesaggio fantastico di pinnacoli, gole profonde e cavità c’è una pianura fertile, ricca di acqua e riparata dai venti dove coltivare tranquillamente l’Orzo e le Arti. Qui ha potuto prosperare il Regno di Guge, culla del Buddismo Tibetano, costruendo monasteri grandiosi e fortezze inespugnabili. Qui sono stati invitati importanti artisti kashmiri ed indiani che con magnifici dipinti hanno adornato le sale di monasteri e palazzi. Lo stile delle pitture è infatti completamente diverso da quello che si ammira in altre parti del Tibet.

Felici ci aggiriamo nelle stanze buie e con la pila illuminiamo questi dipinti dai colori ancora sgargianti che riproducono scene di vita terrena e celeste. La rivoluzione culturale ha colpito anche qui e tutte le statue di magnifica fattura sono andate distrutte. I lavori di restauro però sono avviati e ci auguriamo che in futuro i templi tornino all’antico splendore.  Il sole dorato illumina i numerosi antichi chorten bianchi, neri e rossi, l’orzo verdissimo spunta nella pianura, gli ultimi raggi di sole dardeggiano tra i pinnacoli ed il cielo si fa rosa ed indaco … e noi siamo qui!

                                                                                  Giuliana Bencovich