LETTERATURA
Letteratura Australiana
Letteratura scritta in inglese dagli abitanti del continente
australiano. Per capire lo sviluppo cronologico e le caratteristiche salienti
di questa letteratura occorre tenere presenti la storia economica e sociale
dell'Australia, che, colonizzata tra la fine del Settecento e la prima meta' dell'Ottocento dalla Gran Bretagna, fu da questa
utilizzata inizialmente come colonia penale. Le grandi possibilita
di sfruttamento economico del vasto territorio e la scoperta dell'oro
accrebbero rapidamente la dimensione degli insediamenti, richiamando un numero
crescente di coloni, in maggioranza di lingua e cultura inglesi. Questa matrice
culturale rappresento' il nucleo dal quale lentamente
si sviluppo, con una sua peculiare fisionomia, la letteratura australiana. Tratto
dominante fu la ricerca e l'affermazione di una propria identita',
che solo nel Novecento riuscì a maturare la sua dipendenza dai modelli
letterari della tradizione britannica, trasformandola in legame dialettico e
fecondo. Questo percorso di progressiva crescita fu sostenuto dalla
consapevolezza dell'unicità e della diversità,,
rispetto al Vecchio Mondo, del continente australiano, unicità racchiusa
nell'originale varietà delle sue forme naturali e nella sconfinata bellezza del
suo paesaggio, costituito di vasti spazi in gran parte inesplorati, scarsamente
abitati da una popolazione indigena poco conosciuta in Occidente.
Caratteristiche e interessanti sono anche le trasformazioni subite dalla lingua
inglese in Australia, oggetto di numerosi studi che trattano l'origine e la
frequenza storica di parole ed espressioni tipiche, e le peculiarità della
pronuncia e dell'intonazione. Poesia Fino agli ultimi decenni dell'Ottocento,
la dipendenza culturale dall'Inghilterra fu molto condizionante, soprattutto nell'ambito
della poesia. Modelli indiscussi furono inizialmente i poeti di paesaggio
settecenteschi, Wordsworth e Byron
nella seconda metà dell'Ottocento, e Swinburne fino
alla prima guerra mondiale. Tra le composizioni poetiche scritte all'inizio
dell'Ottocento, Australasia, an
Ode (1823) di William Charles Wentworth
viene citata come una delle prime espressioni dello
spirito nazionale, mentre Wild Notes fom the Lyre of a Native Minstrel
(Semplici note dalla lira di un menestrello nativo, 1826) di Charles Tompson è di fatto la
prima raccolta di poesie scritte da un australiano. Sebbene l'assenza di
un'impronta originale non abbia consentito alla poesia australiana
dell'Ottocento di raggiungere alte vette espressive, ai poeti del periodo (Charles Harpur, Henry Clarence Kendall, Adam Lindsay Gordon, Bernard O'Dowd, Christopher Brennan) va
sicuramente il merito di aver preparato un fertile terreno per l'affermazione
dei poeti del secolo successivo. Un discorso a parte meritano le cosiddette bush songs, ballate sulla vita
dei pionieri, canti di lavoro e protesta della gente delle sterminate praterie
dell'interno (genericamente denominate bush), che,
pur riprendendo gli stilemi delle ballate scozzesi e irlandesi, avevano una
loro indiscutibile originalità linguistica e tematica. Grande fu il successo
riservato alle raccolte di questi componimenti, maestro indiscusso dei quali fu
Andrew Barton Paterson ('Banjo'), autore di celebri
ballate tra cui quella Waltzing Matilda (1917)
che, cantata dalle truppe australiane nel corso delle due guerre mondiali,
divenne una specie di inno nazionale australiano. Nel Novecento, la produzione
poetica australiana fu contrassegnata dalla ricerca di una propria autonomia e
identità culturale, che diede luogo a una molteplicità di percorsi a volte
contraddittori: l'esempio più significativo e rilevante è quello di Robert David Fitzgerald, le cui
riflessioni semifilosofiche in versi mescolano temi legati all'esperienza
propriamente australiana con altri di interesse universale. Altre figure di
notevole interesse restano quelle di Alec Derwent Hope, Douglas
Stewart, David Malouf e
Judith Wright, che con la sua prima raccolta, The Moving Image (L'immagine in
movimento, 1946), ottenne un grandissimo successo internazionale, che si è
rinnovato inalterato fino ai nostri giorni. Prosa Le
prime testimonianze letterarie furono rappresentate, come già in America, da
relazioni sui primi insediamenti, diari, memorie, autobiografie. Il primo
grande romanzo australiano fu The Term of His Natural Life (Il termine
della sua vita naturale, 1874), di Marcus Clarke, storia di un galeotto ingiustamente condannato e
deportato in Australia. Utilizzando un ampio materiale documentario e modelli
letterari europei (Charles Dickens
e Victor Hugo), Clarke
volle denunciare le ingiustizie, gli orrori e i soprusi del sistema penale
praticato in Australia. La fine secolo e i primi
decenni del Novecento furono caratterizzati da una grande ricchezza e
originalità di contenuti, all'insegna di un realismo sociale che rispondeva
all'esigenza di offrire un ritratto autentico e meno romantico della vita
australiana. Molto importante fu il ruolo svolto dal periodico 'The Bulletin', fondato a Sydney nel 1880, dinamico propugnatore
di una letteratura espressione della cultura australiana, e attivo divulgatore
delle tendenze letterarie e degli autori europei e americani. Il più noto degli
scrittori di questo gruppo fu Henry Lawson, autore di
numerosi racconti sulla vita degli uomini e delle donne del bush,
sul senso di solitudine e isolamento imposto dalle enormi distanze, ma anche
sulla solidarietà e il cameratismo che nascevano dalla necessità di sopportare
condizioni di vita durissime. Un altro interessante e originale romanzo
inseribile in questo filone realistico è Such is Life
(Così è la vita) di Joseph Furphy
(conosciuto con lo pseudonimo di Tom Collins), pubblicato nel 1903 ma ambientato nel 1883-84. Furphy, che fu anche agricoltore e mandriano, offrì uno
straordinario spaccato dei conflitti e delle tensioni dell'Australia di fine
secolo, riuscendo a comunicare con immediatezza e ironia gli aspetti quotidiani
della vita nelle regioni più estreme del continente.
Meritano inoltre di essere ricordate le numerose scrittrici che offrirono un
originale contributo alla letteratura australiana della prima metà del
Novecento: Miles Franklin, Catherine
Spence, Eleanor Dark, Katharine Susannah Prichard, che in Coonardoo (1930)
per la prima volta inserì nello spazio narrativo il mondo aborigeno, e
soprattutto Henry Handel Richardson
(pseudonimo di Ethel Lindesay
Richardson), che divenne famosa con la trilogia The Fortunes of Richard Mahony (Cronaca di Richard Mahony, 1917-1929), in cui la saga di vita australiana
acquistò un rigore formale e una profondità di indagine psicologica che
confermavano la crescente maturazione della letteratura locale. La corrente del
realismo sociale che si affermò negli anni Venti e Trenta continuò a dominare
la scena letteraria australiana fino alla seconda guerra mondiale, mantenendosi
ancora viva in certa letteratura popolare fino ad anni recenti. Fuori da correnti e scuole si sono mosse, invece, le figure
maggiori della letteratura contemporanea Christina Stead,
Martin Boyd, Patrick White che, pur restando
australiani per formazione, hanno spesso raggiunto la loro maturità artistica
fuori dal loro paese di origine. Patrick White, primo scrittore australiano a ricevere il premio
Nobel per la letteratura nel 1973, raggiunse fama internazionale con il romanzo
L'esploratore (1957), storia di un esploratore tedesco che, nel XIX secolo,
cercò senza successo di penetrare in territori inesplorati del paese. Negli
ultimi anni la letteratura australiana è stata toccata dai meritati successi
commerciali di Morris West, Colleen
McCullough e Thomas Keneally, diventato scrittore di fama internazionale dopo
l'enorme successo del film Schindler's List, tratto
dal suo romanzo del 1982. Teatro La tradizione
teatrale australiana risale ai primi anni della colonizzazione, quando il
teatro era soprattutto un'occasione di divertimento con intenti formativi e
culturali. I primi teatri e le prime compagnie di professionisti apparvero dopo
il 1830, ma il vero sviluppo avvenne dopo il 1850 quando,
con la scoperta dell'oro, aumentarono sia la popolazione sia le ricchezze. Vennero costruiti grandi teatri nei quali recitarono famose
compagnie inglesi e americane. Ciò determinò un miglioramento del livello
professionale degli attori, ma soffocò le possibilità di sviluppo di una
letteratura drammatica locale, che fino ai primi decenni del Novecento non
registrò autori di grande rilievo. La situazione mutò solo dal primo dopoguerra
in poi, grazie all'attività di Louis Esson, Katharine Susannah Prichard e Ray Lawler. In anni più recenti,
la produzione drammatica è stata arricchita dal lavoro di nuovi autori (tra i
quali spicca Alexander Buzo),
che hanno contribuito a una ridefinizione del mezzo
teatrale e del rapporto tra scena e pubblico, sostenuta da un'originale ricerca
linguistica, e una profonda riflessione sui recenti contributi del teatro europeo
e americano.
Bibliografia su Australia e popolazioni indigene