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Venerdì 

26 Novembre 2010

Cordillera Huayhuash

di Stefano Giancola

per contattare l'autore:
tel . 349-2943189
e-mail: steven.gianc@tin.it
sito web: www.stefanogiancola.it

 

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Camminare. Per raggiungere un luogo, un posto che i moderni mezzi di comunicazione non hanno ancora incasellato nell’arida contabilità delle partenze e degli arrivi. Una distanza fra te e le tue aspettative che puoi colmare solo con il lento muoversi delle tue gambe, il ricorrersi dei pensieri fra un respiro e l’altro. Così la Cordillera Huayhuash, un tratto delle Ande peruviane, è stata la quinta di un trekking che si è snodato sotto lo sguardo severo di cime di una bellezza incomparabile, quasi difficile da misurare secondo gli usuali canoni estetici.

Dalla base della vivace cittadina di Huaraz, incastonata fra la Cordillera Blanca e quella Negra, ci si è addentrati fra valli scoscese fino al piccolo villaggio di Pocpa dove l’autobus ha ceduto il passo a quell’andare a piedi che non conosce limiti se non quelli che la natura, o la propria mente, impone.

Costantemente fra i 4000 e 5000 metri di quota, superando passi e laghetti ai piedi di vertiginosi ghiacciai, si è sfilati in riverente silenzio sotto le vette austere dello Yerupaja, dello Jirishanca, del Ninashanca, e di tante altre ancora senza nemmeno un nome, accompagnati solo dal sordo fragore del distacco di seracchi e valanghe e da quel senso di libertà che il camminare instilla nel profondo del tuo essere.

Un procedere faticoso e stupito sino al passo S.Antonio (5015 m) da dove ammirare l’elegante profilo del Siula Grande (6445 m), lì dove si sono svolte le drammatiche vicende raccontate nel libro di Joe Simpson “La morte sospesa”, divenuto ormai un classico della letteratura di montagna. E poi ancora su e giù sentieri appesi a rocce dai colori violenti, gli incontri occasionali con i rari abitanti di lande dove le assenze riempiono il tempo, quando un fugace scambio di sorrisi è la misura della vicinanza e gli occhi incontrano la profondità di altri occhi. Dove il cielo è più vicino al senso delle vite che attraversiamo.

Tutto questo è quello che le parole raccontano. Infinitamente meno di quello che il cuore, seppur per un breve attimo, ha sfiorato.

Stefano Giancola

 

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