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Venerdì

17 Giugno 2011

Tunisia Libia

di Raniero Grassucci

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Allouet el Gonna…Tunisia… 4 chilometri dal confine libico..

..passaggio obbligato dei rifugiati che scappano dalla Libia in tumulto per rifugiarsi in Tunisia e da li sperare nell’umanità dell’occidente per un permesso (nell’ordine delle loro richieste), per il Canada, gli Stati Uniti, l’Italia o la Francia..

Siamo nel campo di transito di Choucha, vicino a Ras Jdir, antico porto e posto di frontiera passato più volte di mano in mano tra la Tunisia e la Libia, chilometri e chilometri di deserto dimora esclusiva di scorpioni e serpenti “dei tre passi”..

Migliaia di persone (ad oggi solo in Tunisia sono circa 250.000), provenienti da diversi paesi – dall’Egitto al Bangladesh, dal Ciad alla Somalia, dal Mali al Niger – che vengono smistati tra la gigantesca tendopoli dell’ONU, della FAO, UNHCR, a quella della Croce Rossa Italiana che supporta la Mezzaluna Rossa. A volta si tratta di lavoratori arrivati in Libia una decina di anni fa, che successivamente si sono messi in proprio. Piccoli imprenditori, operai, che con la guerra hanno perso tutto. Raggiungono il confine dopo essere passati per decine di posti di blocco e arrivano spesso senza nulla.

Al di qua del confine la Croce Rossa e l’UNHCR accolgono, smistano e -in teoria- organizzano la partenza verso il paese di origine.

Ma il compito è difficile, per rimpatriare un numero cosi elevato di persone servono soldi, la collaborazione dei governi e soprattutto la volontà dei profughi. E cosi, quello che dovrebbe essere unicamente un campo di transito, rischia di saturarsi.. ogni giorno tremila rifugiati arrivano e solo mille partono.

Dopo i primi, egiziani e originari del Bangladesh che sono riusciti a partire abbastanza facilmente, il campo si è riempito all’inverosimile con l’arrivo degli “africani” del Ciad, Mali, Niger, Somalia, Eritrea; etnie spesso in perenne guerra tra di loro che hanno reso l’atmosfera pesante in cui basta una scintilla per rendere la situazione bollente.

Nella settimana dal 22 al 29 maggio la situazione è esplosa con la rivolta di migliaia di rifugiati del campo Onu che hanno dato alle fiamme la maggior parte delle tende, assaltato i magazzini e le cucine, aggredito gli operatori e violentato le donne.

Dal 22 maggio gli operatori internazionali non vivono più nei campi dormendo negli alberghi sulla costa.

Dal 22 maggio gran parte degli operatori internazionale sono spariti.

In questa settimana 8000 persone, di cui 1500 sono bambini, sono rimasti senza cibo.

In questa settimana l’unico operatore internazionale che entra al campo Onu (nonostante fosse stata aggredita e bastonata il giorno precedente) è una volontaria italo-somala.

In questa settimana l’unico cibo che entra al campo sono le scatole di latte in polvere che entrano nella piccola renault di questa operatrice.

Un resoconto difficile, quasi un documentario raccontato a voce per la difficoltà di riprendere, di un viaggio dell'anima in un luogo che non c'è..

i.